La produzione di norme repressive da parte del governo Meloni non conosce soste. Ormai l’unica priorità è diventata quella della “sicurezza”. Si alimenta una vera e propria psicosi amplificando (o inventando) fatti di cronaca allarmanti per giustificare una torsione securitaria sempre più pericolosa. Ormai sembrano spariti i problemi veri della gente: la salute, la mancanza di lavoro, le paghe da fame, la sicurezza sul lavoro… Se al pronto soccorso manca personale e gli utenti si agitano la risposta non è quella di aumentare gli stanziamenti per la sanità, ma quella di inviare vigilantes e di aumentare le pene per chi aggredisce il personale sanitario (soluzione ora adottata anche per il personale scolastico).
La manifestazione di Torino pro Askatasuna ha dato il destro al governo per un nuovo giro di vite. Mentre sono state del tutto occultate le violenze della polizia nei confronti di molti manifestanti (i pochi giornalisti che le hanno denunciate sono stati pesantemente redarguiti) le modeste lesioni riportate da alcuni agenti hanno costituito il pretesto per varare l’ennesimo Decreto Securitario.
Analizziamo i punti salienti del nuovo Decreto Legge Sicurezza, approvato dal consiglio dei ministri il 5 febbraio 2026, che colpiscono le libertà di manifestazione e movimento (tralasciamo qui le cosiddette “norme antimaranza” sull’uso dei coltelli, quelle relative a furti e rapine, all’installazione di sistemi di videosorveglianza e alla “tutela” dei docenti equiparati ad agenti di PS…).
ZONE ROSSE: Gia sperimentate a partire dalla fine del 2024 con una semplice circolare del ministro Piantedosi, ora vengono istituzionalizzate per legge. Il prefetto può istituire “per un periodo massimo di 6 mesi”, (rinnovabili fino a 18 mesi) zone rosse da cui è previsto l’allontanamento di una lunga serie di soggetti (anche semplicemente denunciati in passato). Il DASPO urbano (divieto di accesso) introdotto dal DL Minniti viene esteso anche a coloro che siano stati denunciati o condannati per reati commessi “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”.
ARRESTO IN FLAGRANZA DIFFERITA: per chi ha commesso il reato di danneggiamento “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”.
PERQUISIZIONI: “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” o comunque durante operazioni “in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone” la polizia può perquisire praticamente chi vuole.
FERMO PREVENTIVO: “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” la polizia può “accompagnare nei propri uffici” e trattenere per 12 ore persone che, sulla base di indizi anche labili, possano apparire pericolose. Ricordiamo che per “luogo aperto al pubblico” si intende un cinema, un teatro ma anche una sala in cui si stia tenendo una assemblea pubblica.
MANCATO FERMO ALL’ALT: chi non si ferma all’alt della polizia e si dà alla fuga rischia una sanzione penale da 6 mesi a 5 anni.
SANZIONI PER MANIFESTAZIONI: le sanzioni penali vengono sostituite da pesantissime pene pecuniarie. Per mancato preavviso di una manifestazione si rischia una sanzione da mille a diecimila euro, che salgono a dodicimila se non si rispettano le prescrizioni dell’autorità (ad es. deviando il percorso di un corteo). Se non si ottempera all’ordine di scioglimento la pena va da duemila a ventimila euro. Per il “turbamento del pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico” la sanzione va da 500 a 3000 euro. Persino per “grida e manifestazioni sediziose” (?) si rischiano da 400 a 2400 euro.
DIVIETO DI PARTECIPARE A MANIFESTAZIONI IN LUOGO PUBBLICO: il giudice può disporlo a seguito della condanna per un lungo elenco di reati, tra cui “violenza o minaccia ad un corpo politico amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti” (in pratica se avete contestato un assessore comunale durante una manifestazione), o “lesioni personali” anche nei confronti di agenti di polizia. Il condannato può essere obbligato a recarsi negli uffici di polizia una o più volte durante le manifestazioni a cui gli è proibito partecipare.
“SCUDO PENALE”: poliziotti (ma anche semplici cittadini) che abbiano commesso un reato per legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità ecc. non vengono iscritti nel previsto registro degli indagati, ma in un apposito “modulo separato” (non è ancora chiaro quali saranno gli effetti reali di questa modifica, l’obiettivo dichiarato è quello di garantire l’impunità ai soggetti di cui sopra).
OPERAZIONI SOTTO COPERTURA: la possibilità di operare “sotto copertura” viene estesa anche agli agenti di polizia penitenziaria. Ricordiamo che in base al precedente Decreto Sicurezza i servizi segreti hanno ottenuto l’autorizzazione non solo a infiltrarsi in organizzazioni “terroristiche”, ma persino a fondarle (!)
MIGRANTI: viene introdotto l’obbligo per i cittadini stranieri di cooperare alla propria identificazione e semplificate le procedure di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.
Su questo tema il governo ha anche predisposto un vergognoso disegno di legge finalizzato, tra l’altro, a limitare la possibilità del soccorso in mare da parte delle ONG (cosiddetto “blocco navale”) in spregio ai più elementari principi di umanità. Da registrare i belati dell’opposizione parlamentare. Se le norme liberticide sulle manifestazioni sono state accolte da PD e M5S con sommesse proteste, sulle norme contro i migranti questi partiti inseguono platealmente le destre. In Emilia Romagna il presidente PD della regione De Pascale si è detto disponibile alla costruzione di un CPR e a collaborare “per migliorare la capacità di espellere soggetti socialmente pericolosi”. Solo l’organizzazione e la mobilitazione di massa può bloccare e invertire questa deriva securitaria!
Mauro De Agostini